Celle sul Rigo

Latitudine: 42.865708 - Longitudine: 11.82361 | Altitudine 568 metri circa

Posto a nord-ovest del capoluogo, Celle è collocato in una posizione molto più aperta di San Casciano ed ha una configurazione urbanistica e geologica diversa.
Il nome pare che possa derivare da “celle sacre” o “celle vinarie”, le numerose grotte che appunto si trovano sotto il paese oggi adibite a cantine e usate come rifugi in tempo di guerra.
Celle fu un centro importante per la sua posizione strategica tra il Comune di Siena e il Comune di Orvieto prima e, tra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio poi. Luogo di confine e quindi conteso presidio militare. La sua posizione geografica strategica è stata nei secoli determinante dal punto di vista militare e commerciale, tanto che il paese visse un periodo di benessere fino alla fine del XVII secolo.
I primi documenti attendibili su Celle si hanno solo dopo l’anno 1000 e confermano che il castello era sotto il dominio di Orvieto per il tramite della consorteria dei Visconti di Campiglia fino alla seconda metà del XIV secolo.
È nel 1384, infatti, che Cione Salimbeni, signore di Celle, riesce a recuperare il possesso del castello e a cacciare i “riformatori”. Nel 1404 il figlio di Cione, Cocco Salimbeni, si dichiara suddito di Siena e nel 1418 è firmato l’atto ufficiale di sottomissione del Castello di Celle al Comune di Siena. Dominio che durò fino al 1559.

Da questo momento in poi Celle inizia a condurre un’esistenza di semplice borgo agricolo. Guerre, terremoti, frane, hanno poi nei secoli trasformato l’aspetto urbanistico del piccolo borgo che oggi non conta neanche 600 abitanti.
Aspetto urbanistico molto particolare, con vie perfettamente dritte tutte collegate ad una piazza troppo grande rispetto alle attuali dimensioni del paese. Tale struttura a pianta quadrangolare ha fatto ipotizzare che il castello medievale possa essere stato edificato su un precedente castrum romano o longobardo.
Della cinta muraria non rimane quasi nulla.

luoghi di interesse

Collocata nella parte alta del paese è l’unico resto di pregio della fortificazione del castrum cellis, abitato fortificato il cui primo nucleo è anteriore al 900. L’abitato fortificato sarebbe sicuramente giunto a noi integro se intorno al 1750 non fosse iniziato un movimento franoso sul lato sud-est, a valle dell’attuale Piazza Garibaldi che negli anni ha portato via parte del paese.
La rocca merlata appare per prima già da lontano. Insieme ad altre torri abbattute e ai torrini faceva appunto parte della cinta muraria che circondava il castello e sulla quale si aprivano tre porte con ponti levatoi, la Porta Soprana o della Rocca, la Porta Sottona o del Parapetto e la Porta del Poggetto. Via Torno al Fosso nel nome ricorda ancora il fossato che univa le porte.
Oggi è adibita a torre campanaria e un recente restauro l’ha resa visitabile.

 

Info e orari di apertura: Clanis

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Costruita alla metà del Settecento ma attestata nel 1275 e indicata come chiesa battesimale nel 1302, ha subito nel tempo molti rimaneggiamenti anche a causa dei terremoti. Il più forte quello del 1777. Il portale d’ingresso in travertino del XIV secolo, quasi certamente di maestranze senesi, si trovava nell’antica chiesa di Santa Elisabetta di cui è visibile il rudere ai piedi del paese. Dalla stessa Chiesa proviene il dossale d’altare in travertino del 1528 che si trova dietro l’altare maggiore. Nel secondo altare della navata a destra è venerato un crocefisso miracoloso in legno intagliato e dipinto nel XVI secolo proveniente dalla Chiesa del Corpus Domini distrutta nel 1697 da una frana.

Nella piazzetta che si trova al centro del paese, chiamata Piazza del Pozzo in cui si conserva ancora una casa con loggetta, vi è una profonda cisterna ove sono incisi i nomi dei priori che nel 1610 la ristrutturarono. L’opera è sicuramente più antica. Fino a qualche anno fa girando le ruote era possibile far uscire acqua, acqua che oggi esce ancora ma con un sistema diverso a seguito del restauro fatto recentemente.

Costruita fra XIV e XV secolo la Fattoria addossata alle antiche mura è l’edificio più importante del paese. La struttura possente ed equilibrata si ammira soprattutto dalla parte del giardino. In passato di proprietà della famiglia Bocchi Bianchi che lo utilizzava come edificio di servizio dei propri possedimenti. Un grande portone nella Piazzetta della Macina immette in una corte con un pozzo da cui si accedeva ai vari locali per il lavoro dei prodotti della terra, granai, cellai, cantine. Vi è anche una mola che serviva a macinare le olive. Oggi il palazzo, restaurato, è di proprietà della parrocchia.

Dal 1851 al 1855 Giosuè Carducci soggiornò a Celle. Il padre infatti ne fu stato medico condotto e Giosuè, prima di andare a completare i suoi studi a Pisa trascorse qui un lungo periodo. A Celle ha dedicato anche un sonetto intitolato “Sopra Celle”.

Tutt’ora in paese la strada principale porta il suo nome e una lapide è affissa sulla facciata della casa da lui abitata.

E’ il 10 agosto 1898, quando per la prima volta in un’adunanza straordinaria del Consiglio direttivo della Società Filarmonica si fa menzione della “Costruzione di una sala prove a forma di teatrino”. La Società, fondata il 26 giugno 1876 da nove soci amici cultori della musica, non aveva ancora un luogo in cui riunirsi. Il Consiglio approva così all’unanimità il progetto dell’architetto Torriti. La costruzione va avanti rapidamente anche se acquistati i locali, nominata una commissione di vigilanza e deciso di aggiungere una stanza sopra il palcoscenico non prevista, la spesa di 600 lire lievita a oltre 1500 ed è necessario chiedere un prestito. Il 17 maggio 1900 il Teatro è pronto. La festa di inaugurazione deve tenersi l’8 o il 9 settembre , ma il 29 luglio viene assassinato a Monza Re Umberto dall’anarchico Gaetano Bresci e la festa è rinviata all’anno successivo.
Il Teatro, con il suo torrino medievale, baluardo delle antiche mura, sede della Filarmonica ancora oggi è uno dei luoghi identitari di Celle. Dal 1900 in poi ha accompagnato tutti i momenti della vita del paese: è la sede in cui prova la banda, è stato sala prove per il Bruscello, sala conferenze, sala da ballo, cinema, teatro di prosa.
Il Teatro è stato recentemente oggetto di un intervento di restauro promosso sempre dalla Società Filarmonica per rispondere alle esigenze di rinnovamento e adeguamento impiantistico dei locali.

Di notevole interesse sono i numerosi palazzi con caratteri rinascimentali che conservano portali e stemmi in travertino, indice di una ricca borghesia terriera. Tra tutti il più rilevante è il Palazzo Bocchi Bianchi.

Chiesetta cinquecentesca, della quale ormai rimane ben visibile solo la pianta, una parte di una parete con i resti di un altare e una finestra a destra dell’ingrosso. Il dossale dell’altare maggiore fu rimontato nella Chiesa di S. Paolo in paese, così come il portale. E rimane quindi qualche immagine come la cartolina d’epoca in bianco e nero con un uomo seduto sul muretto del portico, la foto a colori dell’abside coronata dal suo bel fregio di mattoni prima che fosse abbattuta e il disegno dell’altare maggiore in inchiostro di china acquarellato di Bianchi Bandinelli, famoso archeologo, scopritore anche dei tesori di Chiusi. Si conserva per fortuna il pezzo più bello, la pila dell’acqua santa in marmo dal fondo guizzante di pesci e il fusto a fogliami di travertino che la sorreggeva. Che lasciano immaginare tutto quello che si è perduto.

i borghi

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